"PAOLO CONTE Live - ARENA DI VERONA"
A Verona, il 18 dicembre 1976, nell'ambito di una rassegna di cantautori che organizzò in una ex stazione di funicolare adibita a teatro - il Teatro/Laboratorio - Paolo Conte tiene il primo concerto della sua vita, davanti a duecento persone”.
Così ricorda Enrico De Angelis in un articolo pubblicato nell'ultimo numero di “L'isola che non c'era”, la cui copertina è appunto dedicata a Paolo Conte.
Quasi ventinove anni più tardi, il 26 luglio 2005, nella stessa città, Verona, Paolo Conte ha tenuto un concerto all'Arena: stavolta davanti a dodicimila persone.
Un concerto voluto e prodotto da Renzo Fantini che ha curato anche la realizzazione del cd e dvd in uscita.
Non è la prima volta che un antico anfiteatro romano ospita un'esibizione di Conte - era già successo per esempio a Nîmes, Orange, Barcellona, Lione, ecc… ma quella di Verona è l'arena più grande in cui il cantautore astigiano si sia mai esibito. “I bei teatri mi affascinano per la bellezza e per il carico di storia che hanno sopportato”, ha spiegato l'artista. “E non è vero che gli spazi più piccoli siano necessariamente i più adatti alla mia musica: ho imparato a sfidare le distanze con le luci, un'amplificazione adeguata, la nitidezza dei suoni. Allora la dialettica tra piano e forte, le timbriche, in definitiva le atmosfere non ne soffrono, anche se lo spazio non è quello, raccolto, di un teatro”.
E, intervistato prima del concerto, Conte annunciava, con il consueto understatement: “La mia casa discografica desidera veder documentata, anche su DVD, questa esibizione dal vivo, per la novità del repertorio e delle orchestrazioni”; ma aggiungeva: “Ho un pessimo rapporto con le telecamere: farò finta di non saperlo”.
Ecco dunque il DVD che documenta il concerto di Paolo Conte all'Arena di Verona del 26 luglio 2005: una fedele restituzione per immagini e suoni di una serata speciale, la cui preparazione (allestimento dello spazio, del palco e della platea, installazione dell'amplificazione e delle luci, collocamento degli strumenti, soundcheck) è rapidamente sintetizzata in uno dei due extra del DVD (“Backstage”). Una serata eccezionale, si diceva, nel corso della quale Conte e il suo gruppo di musicisti - Daniele di Gregorio, Jino Touche, Daniele dall'Omo, Massimo “Max Pitz” Pitzianti, Claudio Chiara, Luca Velotti e Lucio Caliendo - hanno messo in fila ventidue canzoni (anzi, ventitré: “Via con me”, già eseguita nella prima parte del concerto, è stata riproposta come bis). Tutti in smoking, come si conviene in un'occasione importante, dentro un palco creato sul palco, chiuso da sipari neri cangianti colore grazie alle luci, Conte e i suoi complici hanno regalato due ore di magia musicale, senza alcuna concessione allo “show” - secondo una precisa scelta stilistica, ma anche in linea con l'abituale riserbo del protagonista, in scena sempre parco di parole non cantate - ma con estrema attenzione alla costruzione di un'atmosfera teatrale in cui i pieni e i vuoti, gli applausi e i silenzi (“Percepisco la presenza di un buon pubblico soprattutto dalla qualità del silenzio”), i forte e i piano si equilibrino con compostezza e con efficacia emozionale.
La sequenza dei brani crea una sinusoide armoniosa, con il suo succedersi di tempi e ritmi diversi e fluidamente in continuità. E le canzoni provengono da trent'anni di repertorio discografico: da “Genova per noi” del 1975 ai brani tratti dall'ultimo album in studio, “Elegia” del 2004 (soggetto dell'intervista realizzata da Vincenzo Mollica che costituisce il secondo extra del DVD: ne provengono appunto “Elegia”, “Sandwich man”, “Molto lontano”, “Bamboolah”, “Chissà” e “La vecchia giacca nuova”); passando attraverso il 1978 (“La donna d'inverno” e “Bartali”, dall'album “Un gelato al limon”), il 1981 (“Alle prese con una verde milonga”, “Via con me” e “Madeleine”, dall'album “Alle prese con una verde milonga”), il 1982 (“Lo zio”, “Gioco d'azzardo” e “Diavolo rosso”, dall'album “Appunti di viaggio”), il 1986 (“Sparring partner”, “Come-di” e “Sotto le stelle del jazz”, dall'album “Paolo Conte”), il 1987 (“Max”, dall'album “Aguaplano”), il 1990 (“Lupi spelacchiati” e “Eden”, dall'album “Parole d'amore scritte a macchina”), il 1992 (“Schiava del Politeama”, dall'album “Novecento”).
La decina di telecamere guidate dal regista Stefano Barnaba seguono e inquadrano quanto avviene in scena senza invadenza: sembrano anzi rispettare la ritrosia del protagonista dello spettacolo, del quale i ghigni e le smorfie, le espressioni, gli sguardi e i movimenti, il curioso gesticolare nel lungo break strumentale di “Diavolo rosso”, la piccola gag sul finale di “Madeleine”, gli inchini sghembi e quasi timidi, i muti ringraziamenti per gli applausi del pubblico, sono esplorati con discrezione persino eccessiva, come per non dare troppo spazio alla curiosità dello spettatore; il montaggio è morbido e dolce, e rifugge dall'effettismo gratuito.
Il suono, disponibile in Dolby 2.0, Dolby 5.1 e DTS 5.1, è stato magistralmente registrato, mixato e masterizzato da Roberto Barillari, ed è riversato anche in un doppio CD live intitolato “Paolo Conte Live - Arena di Verona, 26 luglio 2005”, è il quinto album dal vivo della discografia di Paolo Conte, dopo “Concerti” del 1986, “Live” del 1988, “Tournée” del 1993 e “Tournée 2” del 1998. La tracklist del disco corrisponde precisamente a quella del DVD (e del concerto all'Arena), ed offre dunque le stesse canzoni, di cui otto finora non erano disponibili su disco in versione dal vivo: le sei da “Elegia” più “La donna d'inverno” e “Gioco d'azzardo”. Ma il Cd contiene anche un inedito assoluto che s'intitola “Cuanta pasión”, questo registrato in studio con il contributo del chitarrista Mario Reyes della Gypsy Kings Family e della cantante iberica Carmen Amor. |