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Il Venerd́ di RepubblicaIl Venerd́ di Repubblica   8 gennaio 1999

Il cantante italiano trionfa all'Olympia mentre i suoi dischi sfondano anche in america. E intanto lui pensa a un musical ambientato nella capitale francese.

Paolo Conte - Olympia

Il Tempo - 11 marzo 1998 - Paolo Conte magia senza trucchi Uno show di classe che è un piccolo capolavoro di essenzialità, ottenuto grazie a una squadra di ottimi professionisti Lo show di Paolo Conte è ciò che di meglio si possa richiedere da una performance dell'avvocato di Asti. La "soirée al Mocambo" che il cantautore piemontese sta portando in giro per il mondo non è altro che la summa di un lavoro di anni e l'esaltazione di un modo personale di porre le proprie canzoni. Due tempi stringati, essenziali nella scaletta, ma intrisi di atmosfere intense, valori poetici e un eccelso livello sonoro.[..] Assistendo al concerto si capisce che il protagonista diserta i fraintendimenti, vuole essere capito a fondo e fa in modo che questo avvenga rinunciando alla lusinga del "difficile" e del "sofisticato". Non per questo rinuncia agli insegnamenti che gli piovono addosso dalla sua vasta cultura jazz, o nega i viaggi della sua fantasia di musicista verso soluzioni esotiche.Tutto è al servizio di una voce rotonda, maschia, emozionata dal concetto di non essere, nell'intimo, un navigato professionista del palcoscenico. Pur, suo malgrado, apparendo come un animale da palcoscenico senza uguali.[..] Per portare a termine questo piccolo capolavoro di essenzialità. Paolo Conte è dovuto ricorrere ad un nutrito manipolo di ottimi musicisti che vivono la professione come lui, cultori ed amanti del proprio strumento e pronti a "prestare servizio" senza il desiderio di voler apparire a tutti i costi. Uno show di classe dove la cosiddetta provincia fa sfoggio della sua eleganza e annichilisce certe volgari esagerazioni delle metropoli. Orchestrali (come Conte ama definire i suoi strumentisti) in smoking, luci teatrali usate all'occorrenza ma senza esagerare, un fondale blu circondano il pianoforte del protagonista, lo spalleggiano là dove serve, lo lasciano solo nei momenti più importanti.[..] Rivive il Mocambo, il piccolo bar tenuto da un uomo elegante, di bell'aspetto, un po' ignorante che cerca nell'universo femminile quella compagna che lo capisca in pieno, ma non ci riesce e rimane spesso solo.[..] L'orchestra suona, Paolo Conte dirige la sua voce e gli strumenti che la circondano e l'esaltano. Il suono è puro, vero e arriva diretto ai cuori. La platea è attenta, disponibile e ricettiva ad ogni soffio. Si parla di Vittorio Alfieri, poeta di Asti, si sorride un po' della sua cupezza ma allo stesso tempo lo si esalta. Tutto sembra colto, in realtà lo è, ma non è nell'intento del suo protagonista che colto non si sente proprio. Paolo Conte brilla per la sua unicità e per il suo essersi chiamato fuori dalla bagarre. Questi i motivi del suo grande successo. Alfredo Saitto

Il Resto del Carlino - 7 ottobre 1997
Una nuova tournée, un disco tanto atteso destinato al mercato americano, stretti contatti con addetti ai lavori parigini per realizzare finalmente il film musicale che da trent'anni è il suo sogno nel cassetto. Paolo Conte ha passato i sessant'anni ma non li dimostra.[..]
Il Resto del Carlino
Avvocato, dopo aver conquistato l'Europa parte dunque alla scoperta dell'America? "Abbiamo appena avuto la conferma che nel secondo trimestre del '98 uscirà a New York una raccolta di successi per un'etichetta un po' defilata. Vediamo cosa succede, se vale la pena di andare. Alla mia età non ho voglia di fare lunghi viaggi: l'ultimo volo intercontinentale risale a dieci anni fa per i concerti in Canada." Ha attraversato mezza Europa: c'è un pubblico che preferisce? "I miei spettatori si assomigliano tutti, al di là delle frontiere. E' gente curiosa, sganciata dalle mode, disposta a fare un salto indietro. Il pubblico tedesco forse è il migliore perché vive lo stato d'animo speciale di chi ha scoperto da poco un artista." Perché non compare mai in tv? "Perché non sopporto gli intervistatori eccitati e febbrili che pretendono che tu faccia ridere. Chi non è adatto alla tv ci soffre e basta."


L'Unità - 28 ottobre 1997
Sanremo.
Il bar è decadente.[..] Qui Paolo Conte aspetta l'ennesima intervista. Deve suonare per il Club Tenco. E' la serata conclusiva.[..] Si è molto parlato di Razmataz. Potrebbe diventare un disco, anche se il film non si farà? "Si vedrà. Non so se possono interessare dal punto di vista discografico. Sono canzoni in francese e in inglese. Una sola, di tipo lirico, è all'italiana. C'è anche un ouverture con un'orchestra sinfonica..Insomma, ci ho messo tutto quello che so. Ci tengo." E un nuovo libro? In fondo lei è il più narratore tra i musicisti attualmente in servizio. "Scrivere non è il mio mestiere. Io scrivo corto e la struttura del romanzo è lunga. In una pagina mi esaurisco. Al massimo posso essere poeta. E poi fare il letterato mi sembrerebbe pretenzioso. Le dirò: sono contento che il destino mi abbia dato la possibilità di inventarmi storie dentro la musica. Però Dario Fo, uomo di teatro, ha conquistato il Nobel per la letteratura. E lei ha apprezzato anche se non condivide la motivazione del premio. Perché? "Mi ha fatto piacere che Fo abbia vinto. Quando vince un italiano è sempre una bella cosa. E' come quando si vince il campionato del mondo. La motivazione, invece, mi è sembrata un po' riduttiva. Hanno insistito sul lato politico, sulla lotta contro il potere e non sulla parte artistica del suo lavoro.[..]


Il Messaggero - 7 ottobre 1997
Il Messaggero
Paolo Conte instancabile viaggiatore della musica, si è rimesso in pista. Nuovo spettacolo, nuovo tour[..] Intanto, medita un nuovo passo, la realizzazione di un film musicale. Titolo Razmataz, come quello del libro di qualche anno fa.[..] "Ci vogliono tanti soldi, ma il progetto rischia di realizzarsi in Francia. Ci vorrebbe un regista adatto, dovrebbe essere disposto a realizzarlo come dico io, con rigore, fedeltà e affetto. Deve essere un'opera d'élite, che non abbia bisogno di dover puntare ai soldi."[..]"Quando sono sul palco - spiega Conte - è come se mi calassi nel ruolo di un attore che recita la parte di protagonisti lontani. Sicuramente il più solido e simpatico resta l'uomo del Mocambo. Un personaggio che ho fatto vivere già tre volte. Per la verità ho scritto anche una quarta canzone su di lui dove finisce la sua storia. Però non l'ho mai incisa, sarebbe come uccidere quel personaggio, che invece continua a vivere, un po' come le storie di Paperino."


La Repubblica - 18 ottobre 1997
CONTE  Il mio treno va sempre all'incontrario

Paolo Conte, atto terzo. In principio erano pianoforte e voce, un incontro di boxe, come dice lui stesso; poi vennero le prove d'orchestra e il successo internazionale; ora è il momento dell'Orchestra, il coronamento del sogno che culmina in quest'ennesima ripartenza di un tour infinito da far invidia a Dylan. Con il nuovo spettacolo "Soirée Mocambo", Conte dimostra di aver raggiunto una tale abilità di arrangiatore da permettersi finezze, gag e giochi strumentali degni dei grandi funamboli di timbri e armonie. Per esempio, presenta contemporaneamente in scena quattro chitarre "flamenche", oppure tre fisarmoniche, e poi impasti bandistici, molto Dixieland e un duetto ruffiano e struggente fra trombone e bandoneon "à la Piazzola". C'è molta musica, musica vera. Tutto il resto è Paolo Conte: quello "doc" con il fumo nella voce, le vampate di kazoo e i racconti sbilenchi della sua strana umanità, più un paio di monologhi ripresi da spettacoli precedenti. Questo è il "Soirée Mocambo", il concerto che, partito da Faenza qualche settimana fa, occuperà i prossimi mesi di Paolo Conte, con tappe al di qua e al di là delle Alpi.

La Repubblica - 7 ottobre 1997
"E' un sogno che ho nutrito per trent'anni. E adesso tutto è pronto. Il titolo sarà Razmataz, un'espressione che nello slang dei vecchi ballerini americani vuol dire bugiarda. Forse anche la stessa parola jazz, della quale non è certa l'etimologia, deriva da lì. La storia è ambientata a Parigi nel '25, una data molto importante per la cultura europea, perché in quell'anno avviene l'incontro tra la vecchia Europa in attesa di novità ed esotismi e la giovane America che aveva inventato una nuova musica.
La Repubblica
Ho scritto tutto, e vorrei un regista che lo realizzi esattamente come io l'ho scritto. Non ho pretese di incassare chissà cosa, va benissimo che resti un film d'élite. Ci sono affezionato, avevo iniziato a pensarci trent'anni fa, poi avevo lasciato perdere perché la cosa costava moltissimo. Non è un musical nel senso holliwoodiano, né tantomeno una commedia musicale all'italiana. E' una storia che passa attraverso la musica. Nel film tutto avviene veramente: i musicisti provano davvero, suonano davvero."[..]



La Stampa - 7 ottobre 1997
La Stampa
[..]E' partita la nuova tournée europea, mentre non si sono ancora spenti gli echi di quella appena terminata. Non c'è un nuovo disco da promuovere, ci sono solo tante richieste da parte delle città in cui ha fatto, come al solito, il tutto esaurito. Un esempio? Il nuovo Olympia di Parigi lo reclama per almeno quattro settimane, e poi ancora Losanna, Innsbruck, Varsavia. "E' proprio per onestà professionale - ha spiegato Conte - che abbiamo rinnovato lo spettacolo: sono talmente tanti i teatri appena visitati che ci hanno richiamato che ci è sembrato doveroso rinnovarci. E poi c'è la voglia di recuperare qualche sonorità che c'è stata."[..]


Il Resto del Carlino - 8 ottobre 1997 ( Claudio Cumani )
Spingono forte i fiati, graffiano le spazzole, vibrano le corde del contrabbasso.L'orchestra è decollata e l'Avvocato, accovacciato come sempre al pianoforte, modula fonemi che sanno di ruggine e sberleffo. Lunga vita alla macchina del jazz, ai piccoli breviari di verità persi nella giungla della pianura, a queel'orecchi rivolto agli uomini neri dello swing e a quell'occhio puntato oltre le persiane di un pomeriggio provinciale. Paolo Conte torna in giro per l'Italia e per l'Europa con un nuovo tour che assomiglia a un bel mazzo di fiori nel quale il rumore che fa il cellophane è sostituito dal bagliore del colore sonoro e dall'afrore dei testi. Soirée Mocambo si intitola lo show, in omaggio all'eroe perdente (l'uomo del Dopoguerra) in cui a Conte non spiace identificarsi. Spettacolo raffinatissimo come sempre: scaletta fitta di 24 pezzi (fra cui gli hit più famosi), coni di luce dalle calde tonalità a ritagliare gruppi e solisti, orchestra ad orologeria che diventa scatola sonora delle meraviglie. Si comincia con l'Avvocato solo al piano: Rebus, Bartali, Onda su onda, Chiamami adesso... E subito si fa magico l'incontro fra la platea e quella raucedine che sa di tenera malinconia. Operazione nostalgia? Bisogna aspettare l'ingresso dei soavi complici in smoking (i musicisti) per ricredersi. I nuovi, affascinanti e rispettosi arrangiamenti dimostrano che è sempre la voglia di fare musica a fare legge. La musica che piace all'Avvocato, beninteso: quella della tromba William Cristopher Handy, del soprano di Sidney Bechet, di Louis Amstrong, Lionel Hampton, Cole Porter. E non c'è bisogno di aspettare l'arrivo della cantante nera Ginger Brew per capire che sul palco c'è sempre più voglia d'America e di swing. L'orchestra, dicevamo. La sezione fiati (Claudio Chiara, Luca Velotti, Alberto Mandarini, Rudy Migliardi) è arricchita dall'oboe di Lucio Caliendo e dal corno francese di Natalino Ricciardo. "Strumenti d'accademia che danno un tocco di raffinatezza in più", spiega Conte. Jino Touche sta ancora al basso (strumento a cui si deve una versione imprevedibile degli Impermeabili), Daniele De Gregorio, tornato da casa Jovanotti, si è riappropriato delle percussioni. Daniele Dall'Omo alla chitarra fa ancora correre Diavolo rosso, Alessio Menconi gli è vicino mentre Massimo Pitzianti si divide fra fisarmonica e sax baritono. "Ça va, monsieur Hemingway?". Un suono stridulo del kazoo e il viaggio può cominciare. Perché fuori piove sempre un mondo freddo e bisogna rifugiarsi nella canzone che per eccellenza è il luogo dell'altrove. Macaco, La ricostruzione del Mocambo, Come Di. Tappezzerie sbagliate, amori polverosi, scostumati paradisi. Il mare di Genova negli occhi, i microsolchi graffati di Woody Hermann nel cuore. Conte canta in piedi al microfono Madeleine. Poi nella seconda parte si ripresenta in smoking (indosserà addirittura la giacca bianca nei bis) per riattaccare con Dancing. Max, sorretta da tre fisarmoniche, è da brividi. La vertigine continua: un pezzo dopo l'altro e il teatro si abbandona a un incontenibile tripudio. Mentre il sax impenna e il bandoneon urla straziato.